Frida Kahlo a Bologna

Una narrazione bellissima, tormentata, appassionante e appassionata che si è svolta sui due signorili piani di Palazzo Albergati a Bologna e terminata alla fine di marzo.

Lungo il percorso della mostra sono esposte le opere della Collezione Gelman, una tra le più importanti raccolte d’Arte Messicana del XX secolo in cui primeggiano in assoluto due pilastri dell’espressione artistica di questo secolo: Frida Kahlo e Diego Rivera.

I coniugi Gelman, oltre alle opere dei due più grandi artisti, iniziano a collezionare anche quelle dei più affermati artisti messicani, tra cui María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Rufino Tamayo e Ángel Zárraga.

La mostra si apre con una parete ricoperta di foto della vita di Frida e Diego, una collezione di foto come chiunque può avere in casa, foto in posa e non, foto che ritraggono la vita e il dolore in modo talmente intimo e sussurrato che la mostra potrebbe benissimo terminare lì.

Proseguendo, a piano terra, sono esposte le opere degli artisti messicani sopra citati e molti quadri di Rivera, infondendo subito nello spettatore la vera atmosfera che si poteva respirare in quegli anni in terra messicana (1920-60): un combattuto senso di rinascita, la povertà, la voglia di ribellione e di tranquillità.

Ma la vera meraviglia è salire al primo piano e “conoscere” la signora Frida.

Autoritratto con scimmie (1943)

Straziante.

Pieno di vita.

Il susseguirsi di stanze traboccanti di opere di una, a mio parere, delle più grandi figure femminili della storia dell’arte è un’emozionarsi passo dopo passo.

Lei, solo lei, il suo volto, la sua vita, il suo interminabile dolore fisico ed emotivo, le sue battaglie contro tutti e contro se stessa e tutto quello che di più caro la circondava impresso olio su tela.

Fino ad arrivare all’ultimo ambiente: buio totale, una sola luce puntata su una delle opere più espressive di Frida, “Diego nei miei pensieri”, e in sottofondo “Gracias a la vida” di Violeta Parra.

“Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me dió dos luceros, que cuando los abro

Perfecto distingo, lo negro del blanco

Y en el alto cielo, su fondo estrellado

Y en las multitudes, el hombre que yo amo”

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato due soli, che quando li apro
perfetto distinguo il nero dal bianco
e nell’alto cielo lo sfondo stellato
e in mezzo alla folla l’uomo che io amo

Immensa.

A proposito al MUDEC di Milano dal 1 febbraio al 3 giugno 2018, si celebra il talento di Frida in una mostra che presenta un percorso di visita tematico, attraverso oli, disegni, acquerelli, lettere e fotografie.

Frida, per chi la capisce, lascia sempre un’impronta.

 

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