J-Recensione: Bohemian Rhapsody

Devo ammettere che le aspettative erano parecchio alte per questo film. Nonostante i numerosi cambi di regia e le critiche mosse negli ultimi giorni, sono uscito dalla sala piacevolmente soddisfatto, e con una voglia sfrenata di ascoltare l’intera discografia dei Queen.

Questo Bohemian Rhapsody non è la mitizzazione di Freddie Mercury, non eleva l’uomo a leggenda, ne lo dipinge come il Dio candido che i ricordi tendono a visualizzare. Il regista riesce a creare un perfetto schema per descrivere tanto Freddie quanto Farrokh, l’uomo dietro la maschera dello showman, con i suoi demoni e le sue paure. In questo viene in aiuto anche Rami Malek, l’attore protagonista.

In questa pellicola Malek dimostra un talento decisamente fuori dal comune, portando sullo schermo un Freddie Mercury curato in modo maniacale: dalle movenze sul palco (studiate nel dettaglio affinché fossero perfette), al suo eccentrico modo di porsi in interviste e comparse in pubblico. Il film è un ottimo insieme di narrazione e stacchi musicali, gestiti a regola d’arte per non risultare ne’ un documentario ne’ un musical. Le parti incentrare sulla creazione dei loro più grandi successi, da Bohemian Rhapsody a We will rock you, offrono un ottimo spaccato per mostrare come i Queen lavoravano in quanto band, facendoci conoscere nel dettaglio non solo la voce della band, ma ogni suo membro.

Nonostante qualche pecca registica, come una fotografia non sempre eccezionale e qualche salto temporale un po’ eccessivo, Bohemian Rhapsody merita sicuramente il successo ottenuto. Dando modo ai fan più accaniti di commuoversi, ed ai neofiti di conoscere i retroscena della band più importante nella storia della musica.

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