L’ “Africa” di Sebastião Salgado sbarca a Reggio Emilia

Reggio Emilia si sa, ha un certo feeling con la fotografia, basti pensare a “Fotografia Europea”, festival culturale internazionale dedicato alla fotografia contemporanea che ogni anno attira migliaia e migliaia di visitatori. Ora si impreziosisce di “Africa” (anteprima assoluta in Italia), una mostra curata da Lélia Wanick Salgado che raccoglie 100 scatti di Sebastião Salgado, fotografo brasiliano e maestro riconosciuto tra i più importanti del nostro tempo, che raccontano 30 anni di reportage dell’autore nell’Africa sub-sahariana. “Africa” è un vero e proprio omaggio alla storia, ai popoli e ai fenomeni naturali del continente africano, ma al contempo una denuncia.

«Il primo posto dove fotografare per me è ancora l’Africa, amo i suoi cieli, i deserti, le montagne, tutto è enorme ed ogni volta che arrivo sento che sono a casa. […] Anche quando sono stato nei campi profughi non ho fotografato gente povera o disperata, ma persone. Io non ho mostrato i miserabili, ma gente che viveva in equilibrio e poi ha perso la casa, la terra e cercava un altro luogo dove vivere. Questa è la mia fotografia: rispettarli e mostrare una storia.» (Sebastião Salgado)

Com’è nata la mostra – Un sogno che si avvera

L’idea di realizzare “Africa” a Reggio Emilia nasce dalla convinzione dei volontari di “Casa d’Altri” che «l’arte, la cultura, la bellezza siano, possano e debbano essere strumenti importanti anche di riqualificazione sociale e urbana, e da una sfida: portare un grande evento culturale in una zona diversa da quelle deputate di norma a questi eventi». E qual è questa zona? È lo spazio di via Turri, nel quartiere della Stazione, ed ora sede del Caffè letterario “Binario49” di Casa d’Altri. Raccontano Khadija Lamami e Claudio Melioli di Casa d’Altri [1] di aver preso contatti oltre un anno fa con Salgado. Nel loro messaggio, lanciato come una bottiglia nell’oceano, gli hanno presentato il progetto e l’impegno dell’associazione nel riqualificare un luogo degradato e svuotato di contenuti. Una domenica mattina squilla il telefono: «Ragazzi, so che mi state cercando per fare qualcosa a cui tenete molto. Sono qui, ditemi…». Il passo successivo è stato la collaborazione con “Spazio Gerra”, sede espositiva nel centro storico di Reggio Emilia. Salgado ha abbracciato questo progetto di coesione sociale e scambio culturale decidendo così che 100 fotografie – riunite nell’esposizione “Africa” – fossero in mostra a titolo gratuito, in questi due luoghi di cultura contemporanei. L’ingresso è libero, ma le offerte raccolte contribuiranno a sostenere i progetti sociali e culturali promossi da Binario49.

Com’è la mostra – La nostra recensione

Come avrete capito, non si tratta di una mostra convenzionale. Non lo è stata nella gestazione, non lo è nel suo allestimento. Due luoghi, due anime della stessa città, contrapposte nel pensiero comune, si incontrano e gettano un ponte l’una verso l’altra nella condivisione di un progetto, di un’idea. Da un lato il quartiere multiculturale della Stazione, dall’altro il centro storico, il quartiere più antico e simbolico/identitario della città, si spartiscono equamente le opere di Salgado, 50:50. La mostra è concepita per condurci dalla periferia verso il cuore della città, da Binario49 a Spazio Gerra, in un moto centripeto, ma pure ascendente.

A Binario49 ci si presenta un ambiente moderno, vivo, che rispecchia l’anima di un vero Caffè letterario: rumore di sottofondo di tazzine e libri ovunque, ma non c’è traccia di fotografie. Infatti non sono esposte qui, ma al piano sotterraneo. La sala è spoglia, vestita solamente delle opere del maestro, che sulle pareti fresche di lavori hanno letteralmente carta bianca per donarsi ed esprimersi. In questa prima parte viene ritratta principalmente l’Africa dei suoi orgogliosi popoli e della sua incantevole flora e fauna, senza tuttavia dimenticare quella dei profughi, delle vittime di mine anti-uomo, dei bambini che imbracciano fucili di legno. Queste immagini sono il frutto del lavoro realizzato nei viaggi e nelle esplorazioni di Salgado tra il 1974 e il 2005 nel sud del continente. Qua e là troviamo anche le casse di legno con cui il prezioso carico è giunto a Reggio Emilia. Concluso il primo 50% della mostra, ci concediamo un caffè nella saletta di Binario49.

Allo Spazio Gerra, sede conclusiva della mostra, si trovano i reportage realizzati dal 1973 al 2006 nelle regioni dei Grandi laghi e nelle regioni sub-sahariane. Qui le fotografie trovano allestimento su tre livelli, dal pianterreno fino al secondo piano, dove la mostra si conclude con un’installazione video [2]. Le ampie vetrate conferiscono agli ambienti espositivi maggiore apertura e luminosità. Questo maggiore respiro e il moto ascendente cui accennavo all’inizio – dal piano sotterraneo di Binario49 al secondo piano di Spazio Gerra – non rimandano però al verso dantesco “E quindi uscimmo a rivedere le stelle” posto a chiusura dell’Inferno, perché in questa parte è l’oscurità a dominare sulle poche stelle presenti. Questa risalita si scontra dolorosamente con la realtà di queste ultime fotografie, perché se la realtà che Salgado immortala è quella di un’Africa sofferente, dei campi profughi, dei genocidi, della malnutrizione, della Natura non più nel suo splendore come vista nella prima parte, ma quella matrigna, della desertificazione, della siccità, delle carestie, questa realtà fa male, trafigge.

Salgado dice ai suoi allievi «Fare belle foto non basta. Bisogna anche dare loro un senso» e questo lo percepiamo nei suoi lavori. Una sua foto non può lasciare indifferenti. Ti cattura e ti scaraventa in quel frangente di vita, in quel luogo, accanto alla persona ritratta, senza nulla che medi questo incontro. Qui risiede la forza delle sue immagini. È per tutto questo che la mostra val pur un viaggio a Reggio Emilia, per ammirare le opere di Salgado, per avere uno spaccato dell’Africa visto attraverso i suoi occhi e il suo obiettivo, per conoscere Binario49 e le sue iniziative, e perché no, per concedersi una gita nella città emiliana in un weekend di primavera (o quasi).

Info

www.b49.it

www.spaziogerra.it

Referenze

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