LO SPETTACOLO CANTARFURLANA

Arriviamo in ritardo di tre canzoni, ma come apriamo le porte la melodia ci avvolge, il ritmo ci cattura e ci invita a ballare. Siamo in un teatro, il teatro Bismantova di Castelnovo Monti, non è fatto perché il pubblico balli, ci sediamo nei pochi posti rimasti vuoti, nelle file più in basso. È difficile restare fermi, teniamo il tempo con i piedi, in certi momenti battiamo tutti all’unisono le mani, al ritmo dettato dalla batteria.

Un ritmo incalzante, coinvolgente e leggero, che assomiglia alla pizzica e alla taranta, ma non lo è. È un genere che c’era, poi non c’è più stato e ora c’è di nuovo, rinnovato. Ma non è solo una questione di ritmo. I testi, per quanto recuperati da antiche tradizioni, ci parlano: parlano dei nostri luoghi, dell’amore, le leggende, parlano di noi. Il tempo si ferma, o scorre velocissimo. Arriviamo all’ultima canzone che non ce ne accorgiamo quasi.

Loro sono i Landafurlà, musicisti già ben noti in terra reggiana: il cantante Paolo Romei, i chitarristi Francesco Boni e Dario Sabattini, il fisarmonicista Mirko Ferrarini (tutti di Anima Montanara) e il violinista Ezio Bonicelli (Üstmamò) e poi, elemento di novità per l’Appennino, il percussionista reggiano Edoardo Ponzi. Ma oltre a loro, sul palco, perfettamente a suo agio tra i grandi – nessuno se lo immaginava – c’è una sorpresa: una piccola talentuosa flautista, Maddalena Boni, che aggiunge una nota di tenerezza e ammirazione a un’esibizione già di per sé interessante e coinvolgente.Cantarfurlana

Nello spettacolo “Cantarfurlana”, il ritmo leggero e suadente, un ritmo di festa che invita a ballare, si coniuga con un’elegante ricerca culturale, mescolandosi a sonorità contemporanee e dando così nuova vita al ballo più importante della tradizione montanara, la furlana, danza che affonda le proprie origini nel Cinquecento musicale, diffusa in tutta Europa e che ha accompagnato per oltre cinque secoli la vita delle genti d’Appennino.

L’idea è venuta a Francesco Boni, autore di tutte le canzoni. Partendo dalla ricerca e dal recupero, non filologico né folcloristico ma creativo, della musica della tradizione – la danza che molte persone anziane raccontano che andavano a ballare in piazza, più che il walzer o la mazurca – vi ha poi aggiunto i testi, con l’intento di dargli una veste nuova e fare quello che in meridione hanno sempre fatto con la taranta.

In un perfettamente riuscito connubio tra innovazione e tradizione, quest’antica danza dell’Appennino, la furlana, si trasforma così in canzone e in un evocativo spettacolo sulle parole delle genti d’Appennino. Le musiche uniscono il ritmo frenetico originale a un’ispirazione viscerale nuova ed elegante. E il progetto mira a riscoprire e valorizzare una biodiversità anche musicale del territorio tosco-emiliano proposta con sonorità attuali e una valenza che valica i confini locali.

Assolutamente da non perdere.

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