Metal Gear Solid: Una saga che ha fatto la storia

 

Chiunque sia appassionato di videogiochi avrà sentito parlare almeno una volta di Metal Gear Solid (Abbreviato d’ora in avanti in MGS) e Hideo Kojima. Ma perchè questa saga viene considerata una pietra miliare del gaming, al punto da ridefinire l’idea stessa di videogioco? Sono tanti gli elementi che lo hanno reso ciò che è oggi, vediamo di analizzarne alcuni.

Da sinistra a confronto: Modello di Snake in “Metal Gear Solid” (1998), e “Metal Gear Solid V: The Phantom Pain (2015)

GAMEPLAY

Hideo Kojima

Ovviamente parliamo di videogiochi, quindi è chiaro che il gameplay dovesse avere un certo spessore per risultare rivoluzionario. Ai tempi di PS1 non era pensabile realizzare un gioco di guerra convincente come Kojima lo immaginava. Quindi il ragionamento fu semplice: Se non potrà combatterli, li aggirerà.
Kojima letteralmente ridefinì il concetto di videogioco stealth (videogiochi dove l’obbiettivo è appunto non farsi scoprire dal nemico). In MGS si veniva catapultati sul campo di battaglia senza alcun equipaggiamento (o quasi), vi erano telecamere da evitare, guardie da raggirare o mettere fuori gioco, in grado di sentire la vostra arma se non era silenziata. Esistevano molteplici modi per superare un’area; dallo stordire le guardie, al bussare sulle pareti per attirarle lontano dall’obbiettivo.
Vi erano in più occasioni sfondamenti della quarta parete che andavano ad influire sul gameplay: Boss che vi “spegnevano il televisore” , o per i quali si doveva cambiare slot del Joypad per poterli battere, così come codici scritti sulla custodia del gioco che influivano sulla trama principale!

 

STORIA

 

Snake in un frame di “Metal Gear Solid 3: Snake Eater”

MGS si può riassumere davvero in poche righe: Ogni capitolo della saga racconta di un agente segreto mandato in missione per neutralizzare il Metal Gear, un carro armato bipede in grado di lanciare testate nucleari in ogni parte del mondo. Penserete “si beh, una trama come un’altra” giusto? Oggi potreste avere ragione, ma all’epoca in cui uscì il primo MGS non era proprio così.
Nel 1998 i titoli di punta di PS1 erano gli ormai rinomati Spyro, Crash, Tomb Raider e Final Fantasy. Tutti titoli di un certo spessore, ma nessuno toccava argomenti così delicati. L’opera di Kojima parlava di complotti politici, guerra e bambini soldato, argomenti piuttosto delicati per l’epoca. Questo portò i videogiochi su di un nuovo livello narrativo, elevandoli da semplice intrattenimento a medium di una certa rilevanza.
La regia dei filmati non aveva nulla da invidiare alle più grandi produzioni Hollywoodiane, con inquadrature dinamiche, espressioni facciali incredibilmente realistiche (MGS 3 era tra i videogiochi più realistici mai realizzati per PS2 secondo le testate giornalistiche dell’epoca).
Metal Gear Solid 4 rimane tutt’ora nel Guinnes dei primati come videogioco dal filmato e sequenza di filmati più longeve (27 minuti per singolo filmato e 71 minuti di sequenza).

Quiet, uno dei personaggi protagonisti di “Metal Gear Solid V: The Phantom Pain”

Nonostante l’uscita di Hideo Kojima da Konami (Software House produttrice di MGS), ed il finale traballante della saga con MGS V: The Phantom Pain, la saga di Kojima resta forse la più influente nella storia del videogioco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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