Stefano Fresi: fra libri e cinema

La sera di lunedì 4 novembre, si è tenuto presso la sala concerti dell’Istituto musicale Merulo, un incontro con l’attore, compositore e doppiatore Stefano Fresi. A questa iniziativa ha avuto modo di partecipare una rappresentanza della Nostra redazione, che così potuto rivolgere qualche domanda circa alcuni dei ruoli più celebri interpretati da Fresi negli ultimi anni.
La conferenza si è incentrata in particolar modo sui diversi modi di rappresentare e, conseguentemente, recepire opere letterarie e film tratti da queste ultime, nonché vari aspetti che li caratterizzano; è stato fatto notare come sia necessario, talvolta, variare alcuni aspetti descritti nei libri, modificare alcune scene, in modo da renderle maggiormente funzionali all’interno di un’opera cinematografica. Ciò che in un libro viene descritto all’interno di intere pagine, può essere rappresentato tramite poche immagini o inquadrature di un film, poiché l’occhio può percepire immediatamente ciò che si trova dinnanzi, andando oltre ciò che si rende necessario scrivere in un libro per poter formare l’immagine mentale del contenuto; questo è ciò che ci si trova davanti quando si ha a che fare con opere “liberamente ispirate” le une alle altre.
Sono state prese in esame cinque opere: “Il nome della rosa”, “Padre padrone”, “Eyes wide shut”, “2001: Odissea nello spazio” e “Lo squalo”.


Ne “Il nome della rosa”, interi paragrafi del libro vengono dedicati a descrivere lo scenario invernale nel quale ci si trova all’inizio del romanzo, fra neve, vento e ripide salite; mentre nel film basta, come detto in precedenza, un’inquadratura che dal basso renda l’idea della salita, mostrando al contempo la neve che copre il paesaggio.


Per quanto riguarda “Padre padrone”, un ruolo molto importante viene giocato dai riferimenti linguistici e sonori tipicamente regionali; qui si fa un forte uso della cadenza sarda, vengono utilizzate metafore che rendano l’idea di trovarsi di fronte ad un pastore cresciuto in un ambiente rurale e poco istruito; tutto questo contribuisce a fornire una contestualizzazione linguistica e ad aumentare l’immedesimazione.


In “Eyes wide shut”, il genio di Kubrick è riuscito a ricreare una scena lunga parecchi minuti, prendendo spunto da poche righe di testo presenti nel libro, in modo opposto a quanto successo nel caso de “Il nome della rosa”.


Lo stesso regista ha fornito un’opera di grande valore con “2001: Odissea nello spazio”, narrando l’evoluzione della specie umana, qui creata da un’entità aliena sotto forma di un monolite nero, in un modo unico. In questo film si trova anche il primo product placement della storia, rappresentato da HAL 9000, le cui lettere della sigla sono quelle precedenti coloro che formano il marchio di un noto produttore di computer.
Altro ruolo molto importante nelle opere cinematografiche, è ricoperto dalle musiche; quando si vuole fornire una sensazione positiva, di vittoria, si utilizzano solitamente suoni armonici che danno vita a melodie consonanti (un esempio è il tema principale della Saga di “Star Wars”), mentre per trasmettere emozioni opposte, si utilizzano melodie dissonanti (come per la Marcia Imperiale dello stesso “Star Wars”).

Molto di quanto rappresentato tramite immagini può essere suggerito e contestualizzato efficacemente tramite suoni e musiche; ad esempio, ne “Lo squalo”, il celebre tema musicale fa uso di suoni bassi e profondi proprio per suggerire che ci si trovi dinnanzi ad un animale che vive negli abissi, e che arriva dal basso; inoltre, il ritmo della musica richiama il moto ondulatorio con il quale lo squalo si muove nuotando.
Sempre in questo film, vi è una musica che è inizialmente allegra e spensierata, della quale viene poi riproposta una versione distorta e cupa nel momento del pericolo, come a voler scimmiottare l’atteggiamento spavaldo che i pescatori avevano nell’andare ad affrontare una creatura così imponente e pericolosa, senza essere adeguatamente equipaggiati.
Un ruolo molto importante nel rendere efficacemente le intenzioni di un film, viene giocato dalla sceneggiatura; ne “Lo squalo”, la pericolosa creatura viene mostrata esplicitamente solo dopo un’ora di film, mentre prima viene solamente portata all’attenzione tramite citazioni e riferimenti, eppure la sua presenza si avverte per tutto il tempo, e lo spettatore ha modo di percepire le emozioni che vogliono essere trasmesse senza annoiarsi.
Insomma, l’intera serata si è svolta all’insegna di interessanti riferimenti e curiosità ad alcune delle opere più importanti della storia letteraria e cinematografica, fornendo parecchi spunti di riflessione; al termine del suo intervento, Stefano Fresi si è reso disponibile a rispondere ad alcune domande, e Noi abbiamo avuto modo di chiedergli alcune curiosità, che riportiamo qui di seguito.

 

“Signor Fresi, la sua carriera spazia da film drammatici come ‘Romanzo Ciminale’, a commedie come ‘Smetto quando voglio’; proprio quest’ultima trilogia di film risulta essere fra le più apprezzate degli ultimi anni nel panorama italiano, in particolare fra i giovani. Qual è stato, secondo Lei, il segreto di questo successo?”

-“Certamente un aspetto molto importante sta nella buona sceneggiatura; questi film hanno saputo raccontare una storia in modo efficace e coerente, riuscendo ad arrivare al pubblico facendolo divertire; un altro ottimo esempio è rappresentato da ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, altro film molto apprezzato, grazie ad una buona storia e personaggi ben strutturati. La comicità utilizzata in ‘Smetto quando voglio’ ironizza su aspetti quotidiani della vita di ognuno di noi, si cerca di dissacrare aspetti quali la difficoltà di trovare lavoro per un laureato, seppur molto talentuoso; se ci si pensa, nella realtà certe situazioni risultano preoccupanti, ma la forza della comicità sta proprio nel saper esorcizzare certi problemi in modo efficace, ironizzando su di essi; questo permette di creare immedesimazione nello spettatore, che così vive il film in modo più personale. Tutto ciò è molto importante per arrivare a toccare le giuste corde.”

“Qual è stata la scena che Le è risultata più divertente da girare in ‘Smetto quando voglio’?”

-“Ad un certo punto c’era questa scena in cui il mio personaggio si trovava in un locale gay, nella quale era previsto di baciare un uomo. Il regista disse all’altro attore, a mia insaputa, di metterci abbastanza passione; è stato curioso arrivare a girare quella scena trovandomi totalmente spiazzato dalla situazione, il bello è stato gestire il tutto senza scompormi, anche tramite l’improvvisazione e la capacità di rimanere nel personaggio durante la sequenza. Questa trilogia di film è stata molto importante nella mia carriera, e mi ha dato modo di lavorare con altri grandi professionisti e di divertirmi insieme a loro.”

“Recentemente abbiamo avuto modo di sentirLa in veste di doppiatore nella nuova trasposizione cinematografica de ‘Il Re Leone’, uno dei film più amati della Disney, nella quale ha prestato la voce a Pumbaa; Lei era già ammiratore dell’opera originale? Com’è stata questa esperienza?”

-“Certamente ero già un ammiratore de ‘Il Re Leone’, si tratta appunto di un’opera con la quale sono cresciute molte persone, ed altre ci cresceranno in futuro; lavorare con Disney, prestare la voce ad un personaggio così amato, è stato un grande piacere ed onore. Oltretutto, questo ruolo mi ha permesso di tornare simpatico agli occhi dei più piccoli, dal momento che tempo addietro ho preso parte ad un progetto un po’ cupo, nel quale risultavo un tantino spaventoso (ride). L’esperienza nel doppiare Pumbaa è stata fantastica, ho lavorato fianco a fianco con Edoardo Leo, che ha doppiato Timon e con il quale avevo già avuto il piacere di collaborare in ‘Smetto quando voglio’, si tratta di un grande professionista con il quale è sempre un piacere lavorare. C’è stata anche un po’ di emozione, sia per l’importanza dell’opera in questione, che verrà tramandata alle future generazioni, che per il fatto di aver doppiato Pumbaa, il cui doppiatore originale era anche direttore del sonoro del film, per cui mi sono trovato a doppiare il personaggio avendo di fronte il doppiatore originale. In generale è stata un’esperienza molto positiva, che sono contento di aver fatto.”

Stefano Fresi è stato molto gentile e disponibile a rispondere alle Nostre domande, e siamo felici di aver potuto scoprire alcune simpatiche curiosità su certe tappe della sua carriera, oltre che aneddoti e nozioni indubbiamente interessanti. Ringraziamo il signor Fresi per averci concesso questa opportunità, e restiamo in attesa di vedere i prossimi progetti ai quali prenderà parte; nel frattempo, consigliamo anche a tutti voi, se ancora non l’avete fatto, di visionare le opere alle quali ha lavorato, nonché quelle menzionate durante la sua conferenza; si tratta di capolavori senza tempo che tutti dovrebbero approcciare almeno una volta nella vita.

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