Van Gogh Experience, Bologna

“Si dice che Vincent Van Gogh, tra le tante stranezze, mangiava anche pittura gialla, direttamente dai tubetti che acquistava, perché credeva che il giallo avrebbe portato la felicità dentro di lui.
Gli davano del pazzo, dello stupido a mangiare i colori, perché i colori erano tossici; per non parlare del fatto che mangiarli non aveva ovviamente nessuna influenza sulla felicità di una persona.
Ma io non sono mai stato d’accordo. 
Sono sicuro che se tu fossi così infelice da credere che persino l’idea più assurda potrebbe funzionare, come pitturarti le pareti interne degli organi di giallo, allora ci proveresti.
Non è molto diverso dall’innamorarsi o dall’assumere droghe. 
Eppure le persone continuano a farlo ogni giorno.
Lo fanno perché c’è quella possibilità, seppur minima, che questo migliori le cose.
Ognuno ha la sua pittura gialla”

Vincent Van Gogh, Le Soleil

Van Gogh Experience – Chiesa sconsacrata di San Mattia.

Avendomi chiesto di parlare di Van Gogh, a mio avviso, non potevo che iniziare ricordando questa celebre frase che riassume in poche righe la pura essenza dell’animo contrastante e visionario di quest’uomo.

Dall’avvento della “moda” di mostre interattive e multimediali degli ultimi anni, definite “Experience”, non nego la mia titubanza riguardo il vero significato della parola opera o mostra.

Generalmente visitare una collezione, una mostra temporanea o un museo implica un tempo non definito dove l’osservatore si crea il suo tempo di scorgere ed emozionarsi davanti a qualsiasi opera: questo l’experience non lo permette, se non in parte.

Nonostante questo mio pensiero, che penso sia quello della maggior parte dei consueti apprezzatori di questo mondo e non (“in sostanza puoi farlo anche a casa tua: appendi un lenzuolo alla parete e proietti le opere che vuoi vedere con un toccante sottofondo sonoro, e il gioco è fatto. E non spendo nemmeno 15 euro”. Frase sentita ormai troppe volte), ho voluto comunque provare questa “esperienza”.

Dopo la mostra Experience di Klimt all’Auditorium di Santo Stefano del Ponte a Firenze sono seriamente rimasta colpita da questo genere di mostre, malgrado il mio scetticismo iniziale: l’ambiente, il video montato benissimo, la storia e l’opera dettagliata dell’artista spiegata con semplici immagini, chiare ma traboccanti di significati intrinsechi. Sono uscita incredula ma estasiata da tutto ciò.

van gogh alive

Così arriviamo a settimana scorsa: Experience di Van Gogh a Bologna, nella Chiesa sconsacrata di San Mattia.

Forse con aspettative un po’ troppo alte.

L’unica cosa veramente valida (da quello che ho potuto vedere, visto che l’ambiente era parzialmente oscurato) penso sia stata la Chiesa. Il video della mostra, a mio parere, è stato troppo dispersivo, accompagnato da una colonna sonora un tantino banale e a tratti noioso. Sì certo, la vita dell’artista è scandita in periodi artistici e malattie mentali, ma la vera essenza, no, quella non l’ho vista.

Non mi sono emozionata e questa penso sia la più grossa delusione: le pareti non erano “dipinte di giallo”, ma di un’ordinaria lezione, quella in cui il professore ti fa l’elenco di nomi, date, opere.

Ne esci frastornato e con nulla in più di prima.

Sarei tanto voluta uscire da lì con qualcosa in più, con belle parole da spendere in questo trafiletto.

Comunque dal 7 ottobre 2017 all’ 8 aprile 2018 in Basilica Palladiana a Vicenza, c’è una “mostra vera” di Van Gogh.

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